
Un odore acre, nauseante, pesante. Esso comprime le narici: la morte.
Te, nella tua eterea bellezza, eri sdraiata in mezzo ai fiori. Un viso di cera, un cenno di sorriso e le tue mani giunte. Sembravi felice. Eri più bella del solito. Ci hai lasciati, non hai dato preavviso.
Sono entrata nella tua stanza a darti il mio ultimo saluto e di passaggio, nel corridoio, ho visto il ritratto di tua figlia da bambina. Ho trascorso per anni i miei pomeriggi al suo fianco e la vedevo crescere poco a poco. Mi sentivo come una sorella maggiore, che la conduceva per mano nei verdi prati della fanciullezza. Ormai è quasi donna, una piccola incantevole donna, dotata di forza e maturità.
Ho sofferto per il tuo abbandono. Ho sofferto per il vuoto incolmabile nella vita di tua figlia. Ho sofferto per i ricordi dipinti di infanza che te mi hai lasciato. Ho sofferto per il tempo che retrocedeva nella mia mente e che mi faceva ricordare me, te e la tua bambina, mentre giocavamo in quella stanza. Ricordi felici e annebbiati. Ricordi che stridono con questo dolore infernale fermo all'altezza delle mie viscere. La testa girava e continuavo ad interrogare infiniti e retorici "perchè".
Ho pianto per ciò che con te se ne andava: le risate di tua figlia felice che distruggeva le nostre piramidi di plastica, i teatrini di marionette, i travestimenti, le nostre merende. Ho pianto per tutti i cartoni animati della Disney che abbiamo visto, e, per i tuoi sofficini. Ho pianto per l'odore della tua legna nel camino. Ho pianto per l'eleganza con cui indossavi le gonne, per le meravigliose pantofole tirolesi che avevi ai piedi. Ho pianto per le tue mani lunghe e affusolate. Come conoscevo bene quelle mani, erano così candide. E come in un'ultima fotografia, ora le vedevo davanti a me, composte, immobili. Ho pianto per le tue collezioni di Swarosky, per i tuoi presepi. Ho pianto per i tuoi capillari sotto gli occhi, per le gite nel parco, per le estati trascorse nello stesso luogo di montagna, per la stima che mi dimostravi e per i tuoi infiniti grazie. Ho pianto per come mi sorridevi quando guidavo la tua bambina nel mio mondo di fiabe e per tutte quelle volte che la aiutavo a studiare. Ho pianto perchè mi ero allontanata dalla tua piccola da troppi anni ormai e non la conoscevo quasi più. La tenevo stretta a me e lasciavo che i suoi singhiozzi si soffocassero sulle mie spalle, ma mi sentivo un'estranea. Forse era la tua bimba l'unica adulta, quella che avrebbe dovuto sorreggermi dalla mia paura di vivere per poi morire.
Pianti ininterrotti, mai rassegnati per tutto ciò di bello che mi hai lasciato. E non c'è molto da dire sullla mia vigliaccheria, la mia incapacità di dare una consolazione a tua figlia, di parlare ancora di te in sua presenza. Non oso, perdonami, non ne ho la forza.
Mi resta solo il tuo ricordo latente. Aleggia nell'aria, fa male. Cerco di spingerlo indietro giuro, ma l'indifferenza è solo il travestimento di un dolore inaccettabile. Non voglio indagare su di esso, non riesco ancora ad affrontarlo a pugni stretti.
Ogni tanto passo davanti alla tua porta di casa e sento quell'odore di legna sul fuoco. Resto ferma dietro quella porta che non riesco più a varcare e, ti respiro.
Ti ricordi quell'anello che avevo al dito e che tanto ti piaceva? Il giorno prima che te ne andassi, mi avevi chiesto di lasciartelo perchè conoscevi un negozio in cui me lo avrebbero riparato. A volte penso che quell'anello sarebbe ancora con te se io te l'avessi lasciato. Quel gioiello è ancora così, senza pietra. Esiste un solco che non può essere colmato. Forse un giorno troverò ancora il coraggio di indossare quell'anello dal vuoto insostituibile. Forse un giorno troverò il coraggio di accettare la tua scomparsa senza affanno, senza alcuna ricerca osessiva. Forse.
Anna Valente
http://www.youtube.com/watch?v=ZXnPgH-uxus&feature=PlayList&p=44942211788B62AF&playnext=1&playnext_from=PL&index=54
http://www.youtube.com/watch?v=RjoHxExQzXQ
1 commento:
Struggente ma molto bello.
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