

UNA MADRE CON IL SUO TROPPO AMORE
Fissai quella donna seduta nella sala d’aspetto con una catenina d'oro appeso al collo. Immaginavo la forza straordinaria di una madre con il proprio bambino.
Il cordone che lega la madre al proprio figlio è qualcosa che non può essere compreso, è fatto di sangue, di amore desiderato, condiviso e partorito, di cellule, di membrane e geni, di placenta, di sofferenza, di senso di protezione e istinto. Vedere crescere il proprio amore dentro di sé e vederlo prendere forma nelle sembianze di un piccolo umano, sincronizzarsi con il suo cuore e battito cardiaco. Soffrire un dolore straziante con la sola gioia di donare vita. Questo è l’unico vero miracolo a cui noi possiamo assistere, di cui noi donne siamo protagoniste.
Guardai quella donna e fui per un attimo incantata da un suo gesto che, con tale disinvoltura, racchiudeva il segreto di un legame indissolubile. Passò quel ciondolo sulle sue labbra prima in un senso e poi nell’altro, lo sfiorò con l’inconsapevolezza di chi fosse solita fare quel movimento per consuetudine. Un gesto divenuto ordinario nelle sue abitudini, tra i suoi giorni contornati di gioia e sogni per la sua creatura. Quel ciondolo era ormai parte di lei, parte di un amore esternato ed interiorizzato, esso era perfettamente incastonato nell’insenatura all’altezza della sua gola. Un ciondolo che riceveva dei baci sfiorati con le labbra di quella madre e che la teneva occupata nei suoi pensieri, sognando ad occhi aperti il momento della giornata in cui avrebbe potuto riversare il suo amore verso il proprio bambino.
UNA MADRE CON IL SUO TROPPO DOLORE
Fissai quella donna seduta nella sala d’aspetto con un ciondolino appeso al collo. Immaginavo la forza straordinaria di una madre che accettava la perdita del proprio figlio, di una parte di sé stessa, della propria vita. Sogni infranti, come quel bambino ormai divenuto polvere. Del suo bambino era rimasto un ricordo indelebile, calcificato nel suo ventre. Un dolore attutito dalla consolazione del tempo. Guardai quella donna e fui per un attimo incantata da un suo gesto che, con tale disinvoltura, racchiudeva il segreto di un legame indissolubile. Passò quel ciondolo sulle sue labbra prima in un senso e poi nell’altro, lo sfiorò con l’inconsapevolezza di chi fosse solita fare quel movimento per consuetudine. Un gesto divenuto ordinario nelle le sue abitudini, tra i suoi giorni sporcati di sofferenza e illusione. Quel ciondolo era ormai parte di lei, parte del suo dolore ormai interiorizzato, era perfettamente incastonato nell’insenatura all’altezza della sua gola.
Mi chiedevo perché la sorte avesse voluto concedere ad una madre un dono splendido come un figlio per poi riprenderselo. Esiste forse peggiore crudeltà? Quale Dio permetterebbe ad una madre questa sciagura? Perché mai la morte non può essere selezionata?
Solo un ciondolo, un ricordo presente, che riceveva dei baci sfiorati con le labbra di quella madre, che si sostituiva ad un amore che non avrebbe potuto essere vissuto, a quello che avrebbe dovuto destinarsi ad un bambino strappato dai seni materni.
http://www.youtube.com/watch?v=DFKUiRk0F2M
http://www.youtube.com/watch?v=uAN6OQDmHlE
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