
Bloccati in casa in un distanziamento sociale, ci trinceriamo da dietro le finestre, per non imbatterci in un nemico invisibile. Un virus capace di distruggere tutte le nostre convinzioni biotecnologiche del ventesimo secolo; così minaccioso da essere letale: si insidia come ospite indesiderato nell’apparato respiratorio fino a indurre soffocamento. Morti agonizzanti e solitarie.
Terapie intensive sature di malati, di speranze. I medici corrono esausti, elemosinando con disperazione respiratori, in preda al soccorso improvvisato e sperimentale. Nelle loro mani il peso della selezione anagrafica: dover scegliere quale vita abbia più valore per proseguire. Una decisione che pesa come un macigno sulle loro coscienze.
Attaccati ai fili della vita, gli ultimi pensieri dei sofferenti sono rivolti ai propri cari che non potranno mai più salutare, nemmeno ai loro funerali. Cuori spezzati, ricordi che scorrono come in una pellicola, speranze vanificate.
E intanto agli spettatori increduli non resta che aspettare le indicazioni dei nuovi decreti governativi, come vani tentativi di trovare soluzioni per la riapertura al mondo, rinchiusi nell’ansia, nell’ attesa che si realizzi una discesa della curva dei contagi.
Riecheggiano le note nostalgiche degli inni nazionali dalle finestre. Speranze di vita, di ripresa economica. Speranze di ritornare alla normalità di muoversi per strada, di riabbracciarsi, di intrattenere conversazioni. Nostalgia di una quotidianità scandita dai ritmi incalzanti degli impegni.
Tutto rallenta, tutto si paralizza. Città vuote, paesaggi che ricordano il dopoguerra. Solo desolazione, l’eco della paura in sottofondo. I pochi dispersi per le vie si muovono trafelati con le buste della spesa, come fantasmi. Code di persone, con sguardi terrorizzati e diffidenti, fuori dai supermercati.
In questo limbo, cullata dalla paura e dall’attesa, vorrei fermare ogni istante come se tutto fosse un semplice incantesimo. Hanno fermato il tempo e mi ritrovo proiettata su un presente etereo fatto di risate in sottofondo, buoni propositi. Improvvisamente spariscono i bisogni materialistici, il superfluo. Imparo a farmi bastare il necessario dentro alle pareti domestiche. Qualche scorcio di verde rubato all’orizzonte di una finestra.
Rispolvero casa, rispolvero me stessa e il rapporto con tutti voi.
Mi ritrovo a disegnare i contorni di un assetto famigliare colmo d’amore. Mi stringo a voi ancora più forte, mi perdo nel profumo inebriante della vostra morbidezza e mi lascio avvolgere nei vostri respiri nella notte.
Mi ritrovo a colorare, a fare costruzioni di fantasia, a rotolarmi con voi in un presunto caos che si frappone all’ordine domestico, all’ordine che dovrei dare a questo vivere, mentre incolonno file di obiettivi da realizzare nella testa.
Improvviso ricette inesistenti, vi coinvolgo con mestoli e farina.
Poi, ci sei tu che ti muovi rassicurante e possente per le stanze, con il tuo fare impegnato, i tuoi progetti sparsi sulla scrivania. Una rara presenza, una condivisione di pensieri, di momenti. I film rubati al sonno che ci riportano alle gesta di gioventù.
E infine c’è Lei, che si muove sinuosa su questo foglio, come in una magica danza. Armoniosa traccia le coreografie della mia mente in una dolce melodia: penna inquisitrice delle mie riflessioni più profonde.
Anna Valente.
Picture from Magnum Photos: https://www.instagram.com/p/B_NkNcxp9wC/?igshid=1m9d7k82agdg9
Nessun commento:
Posta un commento