martedì 14 luglio 2009

UN TRENO IN ANDATA SENZA RITORNO





Questo racconto è stato scritto diversi anni fa.
Emerge l’emotività e l’instabilità di una ragazza matura, poco più che adolescente. E’ la storia misteriosa di un incontro che segue il corso di una profonda delusione, un rifiuto, un sentimento che non ha mai avuto il coraggio di essere vissuto. Una rivalsa avvenuta nel tempo e il forte desiderio di ricevere una risposta. Forse ciò che ci fa stare peggio è la negazione di una risposta ad un “perché”, quel perché che ci ha recato per tanto tempo un tormento. Il chiarimento contribuirebbe certo a restituire un senso di stabilità e di liberazione alla protagonista di questo racconto. Giunge la resa dei conti e un improrogabile impegno che potrebbe impedirla. Un affascinante mistero, che ci fa ricordare una delle tante storie di “Gente di Dublino” di Joyce, storie inaffidabili, indefinite ed emozionanti.


Cammino trafelata sotto i portici del centro città e incontro il tuo sguardo. Una fitta al petto. Prima di poter mettere in pratica qualsiasi reazione controllata, ti sorrido. Ci salutiamo e ci ritroviamo seduti a terra di fronte ad una chiesetta del centro storico a raccontarci di noi. Siamo cambiati. Tu ti accorgi di quanto io sia divenuta diversa dall'ultima volta che mi hai vista. Un giorno mi hai detto che avresti apprezzato se fossimo mai riusciti a parlarci liberamente senza vergogne e sensi di colpa sulle spalle. Mi accorgo che forse quel momento è giunto. Hai l'aria dimessa, spaventata ma felice. Stranamente sono tranquilla, scaldata dal sole e da un amore che mi dovrebbe dare conforto. Ti sfido con la mia fierezza, ti sfido con la mia diversità, ti sfido con questo falso senso di sicurezza che vorrebbe sorprenderti. Ti guardo negli occhi, ti fisso, cerco di non distogliere lo sguardo. Prima o poi ti accorgerai della mia forza, capirai che non sono più la stessa di un tempo. "Dai guardami, stimami, desiderami, soffri, perché non mi puoi avere, perché sono lontana mille miglia da quella che un tempo non riuscivi ad amare . Guardami negli occhi: sono più grande, sono quasi una donna, sono più forte".
Alzo il viso al cielo e mi lascio baciare dal sole. Voglio richiamare la tua attenzione. Fingo indifferenza, fingo serenità. Sono consapevole della mia bellezza e di questa forza ormai levigata con il mare della rabbia e dello sconforto.

Dopo quell' incontro, decido di raggiungerti per un ultimo saluto.
Siamo seduti al bar della stazione in attesa che arrivi il treno. Mi offri un "Bacardi". Inizi a parlare in modo ininterrotto. Ti interrompo. Ti stupisco e, quasi con un tono che suona aggressivo, ti chiedo: "dimmi solo una cosa: perché"? Non servono spiegazioni, non serve aggiungere altro. Sai già a cosa alludo. Ti svincoli e ti zittisci. Cerchi di trovare un ordine ai tuoi falsi e confusi perché. Cerchi, ma non riesci perché ancora stenti a fare chiarezza nei tuoi sentimenti. Mi guardi con occhi lucidi e, con voce tremante, mi offri una sola risposta, forse quella che da sempre avrei voluto ricevere: " uniche componenti, tanta stupidità e paura". Intanto sopraggiunge il treno. L'interruzione, l'ennesima interruzione. L'annunciatrice pronuncia il numero del binario e io devo correre perché il binario si trova nella parte opposta al bar. Devo riuscire a prendere l'ultimo treno, non posso perderlo. Corro, sento le scarpe troppo strette, lo zaino è troppo pesante, e ancora di più pesa il fardello di una bugia raccontata pur di rincontrarti di nuovo. Riesco a salire sulla carrozza. Dietro di me si chiudono le porte e il treno parte.
Da dietro i vetri delle porte il tuo viso. Ancora una volta addio, ancora una volta il tempo non ci lascia spazio per chiarirsi. Il treno si allontana, io cerco un posto in cui sedermi. Ho il fiatone e mi sento scossa. Il treno prende velocità, la testa mi gira. Guardo fuori dal finestrino: davanti ai miei occhi, i paesaggi scorrono velocemente e non riesco a definirne i contorni. E scorrono anche i visi diffidenti e curiosi dei passeggeri. Percepisco l'odore del lago, esso è filtrato attraverso il finestrino e si mescola con la puzza dei sedili un po' consunti. Appoggio la testa allo schienale del sedile e penso che non posso fermare tutto quel movimento con le mani, devo lasciarlo scorrere. Ho un impegno che mi porta dritto verso la sicurezza, la tranquillità apparente. E' lì che ho trovato riparo per scappare da quelle emozioni così forti, così imprevedibili, così instabili, così vere.

Anna Valente



http://www.youtube.com/watch?v=RlwAHr-lgkI

http://www.youtube.com/watch?v=8HdfF-S0WUw

"Il peggior modo di sentire la mancanza di qualcuno è esserci seduto accanto e sapere che non l'avrai mai" ( Gabriel Marquez)

lunedì 6 luglio 2009

LE TRAIETTORIE DELLE RONDINI


Ero sdraiata su un prato al tuo fianco. In qualsiasi direzione volgessi lo sguardo, mi si apriva davanti un sipario fatto di azzurro con un perpetuo stormire di uccelli. L’occhio vigile inseguiva la traiettoria del volo che tagliava il cielo con linee brevi e interrotte. Tratti di penna all’ inchiostro di china, rondini nere che inseguivano il vento. Ero assorta da quella natura e invidiavo quello sfrenato spirito di libertà che il mio cuore ribelle mi concedeva. Ho sempre avuto un dono, la trasformazione del linguaggio delle immagini in pensieri profondi, per poi trasferirli in linguaggi verbali. Ho condiviso con te il vibrare di quella melodia, il riecheggiare sinuoso del volo. Avvertivamo il gorgheggiare del vento sotto soffici nubi, mentre timidi sprazzi di luce facevano elevare il nostro animo al punto da farci innalzare e volare con l’immaginazione. Dunque, sdraiati entrambi, con la schiena accostata ai verdi prati, immaginavamo, chiudendo le palpebre, di trasformarci entrambi in quelle due rondini, raggiungerle ed esperire assieme a loro l’infinito, in un volo regolare. Solo equilibrio. La perfezione del volo, la correzione dell’apertura alare. Attesa e ripartenza. Inseguimento lento, coordinato. Stessa angolazione, movimenti armonici. Cambiamento di traiettoria improvvisa e adattamento costante al percorso del compagno. I miei occhi scuri sembravano illuminarsi di fronte all’invidia di quegli esemplari volatili. Due rondini in volo senza mai fermarsi, scrutatori del tutto dall’alto, senza mai toccare terra. I nostri occhi catturavano tale magia finché il sole morente scompariva dietro le nubi. E nel cielo restavano solo le linee rette, quasi impercettibili, di due rondini che si allontanavano in un volo aggraziato, sempre.

Anna Valente.

http://www.youtube.com/watch?v=p8uqulHJz7I

FRAMMENTI BAGNATI


Tutte le strade portano qua, dove inizia la pioggia. Continua a piovere. Riprendo a camminare, confusa e sola, a pensare, sospesa nei miei soliti dubbi, mentre percorro le strade di questa città dolente. Ho solo voglia di camminare e di respirare l'odore della terra bagnata in questa domenica di pioggia.

Tu, fermo in macchina, immobile sotto una pioggia torrenziale. Hai le mani sul volante e hai solo voglia di piangere. Pioggia di rabbia.

Cammino, mi tormento. Tutto mi porta a te, persino questa pioggia impazzita, anche queste lacrime dentro cui navigano le nostre insicurezze. Siamo solo frammenti di ricordi bagnati e di sofferenze. Siamo le vittime di una vita che ha consumato le nostre speranze. Abbiamo lasciato in pasto agli avvoltoi la nostra fiducia e, ora, abbiamo paura di riprendercela. Siamo incapaci di staccare le unghie dalle pareti della superficialità perché non vogliamo farci risucchiare dagli abissi del profondo. Abbiamo sposato l'egoismo pur di dimenticare il male assordante di un profondo che uccide. E' più facile distruggersi. E' più facile rassegnarsi alla perdita in partenza, piuttosto che vedersi sconfitti dopo una logorante battaglia. Non posso accettare le tue lacrime, non posso essere le mie paure a provocarle. Alzo il volto e lascio che la pioggia lo attraversi scendendo a cascata. Ho i capelli zuppi. Acqua, ancora pioggia, forse mi piovono addosso le tue lacrime. E' solo paura, mi ripeto. E' solo pioggia. Ti prego dimmi che almeno tu hai finito di piangere.

Inizio ad avanzare velocemente, devo raggiungerti. Eccoti. E' solo pioggia che batte sull'asfalto, sul cofano della tua auto. Batto i pugni sul finestrino. Mi apri la portiera ed entro. Pioggia attorno alle nostre maledette dighe. I miei vestiti sono fradici, appiccicati alla pelle. Tuona, la testa rimbomba e mi fermo. Serro gli occhi e resto ad aspettare. Aspetto che tutta questa acqua spazzi via ogni mia paura.

 Anna Valente.

http://www.youtube.com/watch?v=kJ3OJP-6C_A
http://www.youtube.com/watch?v=HYBhn9UGZv0
http://www.youtube.com/watch?v=NFP_GrzWylg