

A volte il vento soffia veloce sulla vita delle persone come sulle foglie d’autunno..una scia, una semplice folata basta a spazzare via ciò che avrebbe potuto essere vissuto. Ma questo non basta a far sedimentare i ricordi di vita che ci si attaccano addosso fino a formare un nuovo strato d’epidermide.
Una sera d’estate lui ha incontrato il suo sguardo, una finestra spalancata sul suo piccolo cortile.
Una stella di fine agosto se ne andò, una mattina. Fece una valigia e ci nascose dentro la propria rassegnazione.
“ Vorrei farti visitare un posto, dai vieni con me", disse lui. E così lei si mise al suo fianco sul fuoristrada che alzava polvere alle loro spalle. Giunsero in mezzo ad un rudere accerchiato da una distesa di terra rossa e filari di ulivi. Attorno ancora si scorgeva il verde smeraldo delle piante . Una pennellata di verde sporcata di rosso. Lei non resistette dalla tentazione di inginocchiarsi e stringere tra i polpastrelli quella terra ferrosa e così secca al tatto da sbriciolarsi e colorarne le unghie. Sospirò a pieni polmoni per fermare quel po’ di ossigeno all’altezza delle proprie narici, per fermare un momento che non avrebbe mai voluto che trovasse una fine. Lei si sentiva a casa dopo essere stata trapiantata. Soffriva per quel senso di estraneità che la teneva lontana dalle sue radici. Ora gli angeli l’avevano sedotta perché le avevano fatto visitare il paradiso. Un regalo che racchiudeva una forte crudeltà, quella di un destino beffardo e di un piatto servito caldo dai sapori più invitanti, se pur non commestibile. Lei spalancò le braccia quasi per poter abbracciare la striscia che divideva l’orizzonte dalla natura tutta attorno, la cornice dal quadro. Poi prese a correre veloce. Divorò uno e più scalini fino ad arrivare in cima al rudere, sulla terrazza. Il sole la scaldava. Faceva caldo, quel caldo capace di indurire la pelle, di renderla fiera. Lei si riconosceva in quell’abbronzatura. Indossava un abitino che le scopriva le spalle, le pieghe a ventaglio della gonna si gonfiavano al soffio del vento. Era poggiata con la schiena sul dorso del muretto di tufo. I lineamenti del suo volto erano rilassati e accennava un sorriso, una gioia di essere viva. Avrebbe voluto urlare tutta quella felicità e lasciare che l’eco le rispondesse scivolando sinuosa tra i filari di ulivo. Lui salì sul terrazzo dopo di lei e la vide avvolta nella sua bellezza, nella sua singolare semplicità. Lei era una luce che lampeggiava e dall’alto scrutava la geometrica armonia delle campagne che brillavano sotto il sole. Si avvicinò ai sui fianchi e la circuì facendo attenzione a non stringere con forza tale delicatezza. “ Vedi, questo è tutto ciò che sono”, disse lui. Lei rivolse le sue orecchie e per un attimo fu innamorata di ciò che lui rappresentava al centro di quell’equilibrio naturale. Poi lui proseguì: “ io mi sveglio ogni mattina ascoltando l’alba e attendo che il sole timidamente faccia il suo trionfale ingresso, lasciando sfumare i suoi colori tra i campi. E lo senti il silenzio? Lui è il mio migliore consigliere, mi incanta, mi rapisce e mi fa compagnia perché placa i miei pensieri. Come potrei mai smettere di fare l’amore con tutti questi colori e sapori? I sensi mi parlano, tutti questi colori mi strappano l’anima come un sussurro”. Lei lo osservò e i suoi occhi sembravano emozionarsi di fronte alle sue mani ruvide che conoscevano la fatica. Lo sguardo di lui era in grado di contenere ogni lacrima e correre oltre infinite distanze. Lui si avvicinò e la premette a sé. Le sfiorò le labbra e le soffiò il suo fiato in bocca.”
Lei ripartì e si dissolse come la pioggia lava via la polvere. Scivolò via dalla sua vita e dal caldo che abbracciava ogni sua nostalgica radice, ormai perduta. Lei sparì e si mescolò al respiro del giorno.
Era seduta sulla panchina di una stazione e sulle sue gambe era aperto un libro. Come segnalibro vi era un pezzo di corteccia di ulivo e in prima pagina una dedica:
“Ti riconosco”
Sei una donna dotata di una grande forza d’animo, conservi un ricordo indelebile della tua terra e della tua gente.
Le tue esperienze ti hanno modellata, ti sono rimaste dentro come una luce e una ferita. Ricorda: ovunque tu possa trovarti al mondo, io non ti dimenticherò.
Anna Valente
http://www.youtube.com/watch?v=qKMZ2H_a0z8
1 commento:
Ehi,bentornata!
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