giovedì 1 ottobre 2009

I GATTI DI LISA AFFERRANO IL VENTO





Dedico questo racconto a tutte le persone che hanno una sensibilità troppo profonda, a tal punto da essere paralizzante. E a tutti voi dedico una citazione cinematografica:
“LA TRISTEZZA E’ PIU’ FACILE PERCHE’ E’ UNA RESA, IO DICO, TROVA IL TEMPO DI BALLARE DA SOLA CON UNA MANO CHE SI AGITA NELL’ARIA!” (Elizabetown).

Lisa gioca nel cortile con i gatti, i suoi unici amici in questa palazzina vecchia del centro di Torino. La madre la chiama dalla finestra perché la cena è già in tavola, e lei, fa finta di non sentire. Continua a giocare e decide di correre, deve rincorrere il vento. La madre urla ancora più forte.  Lisa continua a giocare, nascosta sotto i lunghi capelli neri. Ha gli occhi grandi, ha già gli occhi di un’adulta, occhi consapevoli del dolore dovuto alla perdita del proprio padre e della miseria del magro stipendio della madre. La madre continua a chiamarla e lei inclina la testa di lato, come se volesse far uscire quel timbro sonoro dalle orecchie. Rassegnata si china, prende uno dei gatti del cortile, lo accarezza un’ultima volta, e sale in casa.

Oggi, gli occhi di Lisa sono serrande chiuse, custodiscono dei segreti troppo profondi e troppo ingombranti per una giovane donna. E'  intrappolata in mezzo alle sue paure. E' ferma nella sua immobilità, nella sua incapacità di reagire, non ha artigli come i gatti. Ha gambe snelle racchiuse nei leggins, ha ancora i capelli lunghi e neri, ma ha occhi troppo tristi per continuare a sognare. Fuori: il cielo nuvoloso, la mole in lontananza. Lisa spalanca la finestra e fa entrare una boccata d'aria fredda, vorrebbe trattenerla. Si sporge per sentire i rumori di vita dal vicinato. Sente i rintocchi delle posate nei piatti, i televisori che emettono suoni confusi, infine, sente la presenza delle persone, di un calore umano a lei troppo estraneo. In lontananza, un gatto grigio la guarda fiero. Lisa lo osserva. Il gatto, infine, si avvicina alla finestra ed emette un soffio. Lisa è pervasa da quel suono, un richiamo che la desta dal profondo. Chiude le palpebre e invita nella sua mente i ricordi lontani, un ritorno all' innocenza. Si fa largo tra i corridoi bui della sua coscienza e prende fiato. Emula il rumore di quel soffio felino. Sente di essere riuscita  ad entrare in contatto profondo con il suo stesso esistere. E finalmente, la sua gravità acquista una nuova leggerezza. Sente di poter afferrare il vento, prima che questo le scivoli tra le mani.

Anna Valente

1 commento:

Achab ha detto...

Ciao x i gatti guarda il mio blog.

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