giovedì 11 novembre 2021

STIVALI DI GOMMA SUL CIGLIO DELL'ORTO FIORITO

Eri un uomo gioviale, ti muovevi con andamento quasi saltellante. Eri rassicurante e coraggioso. Lottavi per ogni caparbia ricompensa di fronte alle faticose aspettative della vita. Nobile d’animo, avevi un’aurea solare e possedevi un forte senso di attaccamento alla tua terra. Tuttavia, eri primordiale, così come lo erano i tuoi sentimenti autentici. Generoso e mosso da un’ambizione che non aveva alcun appagamento materiale, se non quello di lasciare in custodia dei tuoi cari il dono di goderne. Non pretendevi gratitudine, ti bastava agire con altruismo. Il tuo cuore stracolmo di bontà era sintonizzato con la natura. Come un alchimista, avevi trasformato le spine in oro, da un appezzamento terreno pieno di rovi, ai margini della città, riuscisti a far nascere un giardino incantato, con in mezzo il pozzo dei desideri, da cui attingevi l’acqua per irrigare i campi. Un’acqua che sembrava purificare le falde. Mani forti e grossolane, ma al tempo celestiali, con le quali impugnavi la zappa con tutta la straordinaria forza che possedevi. Fortemente legato alla tua terra d’origine, alla tua gente, alle tue tradizioni, coltivavi quelle radici, fino a farle ergere con delle rigogliose piante, frutto delle emozioni del tuo vissuto. Fuggivi nel tuo esilio felice, estraniandoti da un’asettica urbanizzazione. Dentro quell’angolo di Paradiso accordavi il tuo spirito buono, ripercorrendo la tua storia e davi vita ai giardini della tua memoria. Dio ti scelse per la tua dignitosa umiltà. Ti accolse ancora nel pieno delle forze, al termine dei tuoi sacrifici lavorativi, non appena ti fu concessa la possibilità di godere del tanto ambito riposo. Prima un infarto ti strappò dai tuoi affetti e ti vide sospeso sul filo della vita; poi qualche angelo fece con te qualche patto e ti riportò tra i tuoi cari, regalandoci questa effimera illusione. Ti fu offerto in dono il miracolo di poter conoscere i tuoi primi nipoti, di emozionarti di fronte alla loro nascita. Poi la malattia inaspettata e soffocante ti accompagnò verso l’infinita beatitudine dei prati divini. Seduta accanto al tuo letto, ti presi per mano e lasciai che il mio amore ti arrivasse finché io non sentii esalare il tuo ultimo respiro. Come un alito del vento, ti immaginai volare oltre le distese dei campi dorati di mais, oltre le more del tuo amato giardino. Oltre la polveriera cittadina, attraversando il mare ionico e le rosse distese di ulivo, in un abbraccio celestiale verso gli antichi affetti. In quell’orto di periferia urbana e nei frutteti della casetta al mare dalle rosse inferriate, gli alberi continuano a vestirsi dei primi frutti, dimenticandosi il gelo dell’inverno. Tra i rami ancora in fiore, il tuo cuore fa ritorno e le distese dei campi si colorano dell’immensità del tuo animo sempre fiorito. Nei mei ricordi conservo i tuoi stivali di gomma, li immagino sul ciglio del tuo orto, appena varcata la porta con su appesa la tua camicia a quadri. Nel mio essere si è radicata con tenacia la tua solarità e la forza straordinaria con cui affrontavi la vita, con il sorriso e con forte passione. Mai come ora ti percepisco in ogni dimensione atemporale e spirituale, oltre ogni distanza metafisica. E ogni volta che ti ritrovo, ti sorrido, come te mi hai insegnato a fare. Grazie per aver forgiato il mio vissuto e per aver arricchito il mio cuore dei tuoi valori. Grazie per essere stato mio Padre, -----------------------------------------

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