lunedì 29 giugno 2009

Ritratto di una donna



Tuttavia, la sua anima era torturata, vulnerabile. Perfino percorrendo il sentiero che conduceva alla Chiesa, fiducia com'era di essere da tutti i punti di vista al di sopra di ogni giudizio volgare, sapendo bene che il suo aspetto era perfetto secondo i criteri più esigenti, era tuttavia torturata nella sua fiducia e nel suo orgoglio, sentendosi esposta alle ferite dello scherno e dell'insulto.
Si sentiva vulnerabile, vulnerabile, vi era sempre una crepa segreta nella sua armatura.

http://www.youtube.com/watch?v=D7yVh2ZcDx4

(D.H. Lawrence, Donne Innamorate).

venerdì 26 giugno 2009

LA MIA PIETRA PIU' PREZIOSA.



Un odore acre, nauseante, pesante. Esso comprime le narici: la morte.

Te, nella tua eterea bellezza, eri sdraiata in mezzo ai fiori. Un viso di cera, un cenno di sorriso e le tue mani giunte. Sembravi felice. Eri più bella del solito. Ci hai lasciati, non hai dato preavviso.

Sono entrata nella tua stanza a darti il mio ultimo saluto e di passaggio, nel corridoio, ho visto il ritratto di tua figlia da bambina. Ho trascorso per anni i miei pomeriggi al suo fianco e la vedevo crescere poco a poco. Mi sentivo come una sorella maggiore, che la conduceva per mano nei verdi prati della fanciullezza. Ormai è quasi donna, una piccola incantevole donna, dotata di forza e maturità.

Ho sofferto per il tuo abbandono. Ho sofferto per il vuoto incolmabile nella vita di tua figlia. Ho sofferto per i ricordi dipinti di infanza che te mi hai lasciato. Ho sofferto per il tempo che retrocedeva nella mia mente e che mi faceva ricordare me, te e la tua bambina, mentre giocavamo in quella stanza. Ricordi felici e annebbiati. Ricordi che stridono con questo dolore infernale fermo all'altezza delle mie viscere. La testa girava e continuavo ad interrogare infiniti e retorici "perchè".

Ho pianto per ciò che con te se ne andava: le risate di tua figlia felice che distruggeva le nostre piramidi di plastica, i teatrini di marionette, i travestimenti, le nostre merende. Ho pianto per tutti i cartoni animati della Disney che abbiamo visto, e, per i tuoi sofficini. Ho pianto per l'odore della tua legna nel camino. Ho pianto per l'eleganza con cui indossavi le gonne, per le meravigliose pantofole tirolesi che avevi ai piedi. Ho pianto per le tue mani lunghe e affusolate. Come conoscevo bene quelle mani, erano così candide. E come in un'ultima fotografia, ora le vedevo davanti a me, composte, immobili. Ho pianto per le tue collezioni di Swarosky, per i tuoi presepi. Ho pianto per i tuoi capillari sotto gli occhi, per le gite nel parco, per le estati trascorse nello stesso luogo di montagna, per la stima che mi dimostravi e per i tuoi infiniti grazie. Ho pianto per come mi sorridevi quando guidavo la tua bambina nel mio mondo di fiabe e per tutte quelle volte che la aiutavo a studiare. Ho pianto perchè mi ero allontanata dalla tua piccola da troppi anni ormai e non la conoscevo quasi più. La tenevo stretta a me e lasciavo che i suoi singhiozzi si soffocassero sulle mie spalle, ma mi sentivo un'estranea. Forse era la tua bimba l'unica adulta, quella che avrebbe dovuto sorreggermi dalla mia paura di vivere per poi morire.

Pianti ininterrotti, mai rassegnati per tutto ciò di bello che mi hai lasciato. E non c'è molto da dire sullla mia vigliaccheria, la mia incapacità di dare una consolazione a tua figlia, di parlare ancora di te in sua presenza. Non oso, perdonami, non ne ho la forza.

Mi resta solo il tuo ricordo latente. Aleggia nell'aria, fa male. Cerco di spingerlo indietro giuro, ma l'indifferenza è solo il travestimento di un dolore inaccettabile. Non voglio indagare su di esso, non riesco ancora ad affrontarlo a pugni stretti.

Ogni tanto passo davanti alla tua porta di casa e sento quell'odore di legna sul fuoco. Resto ferma dietro quella porta che non riesco più a varcare e, ti respiro.

Ti ricordi quell'anello che avevo al dito e che tanto ti piaceva? Il giorno prima che te ne andassi, mi avevi chiesto di lasciartelo perchè conoscevi un negozio in cui me lo avrebbero riparato. A volte penso che quell'anello sarebbe ancora con te se io te l'avessi lasciato. Quel gioiello è ancora così, senza pietra. Esiste un solco che non può essere colmato. Forse un giorno troverò ancora il coraggio di indossare quell'anello dal vuoto insostituibile. Forse un giorno troverò il coraggio di accettare la tua scomparsa senza affanno, senza alcuna ricerca osessiva. Forse.

Anna Valente

http://www.youtube.com/watch?v=ZXnPgH-uxus&feature=PlayList&p=44942211788B62AF&playnext=1&playnext_from=PL&index=54

http://www.youtube.com/watch?v=RjoHxExQzXQ

venerdì 12 giugno 2009

RADICI ANTICHE E FUTURE







Bisogna cercare di farsi conoscere il più possibile dalla persona che si intende amare o forse lei ci ha da sempre conosciuti?
Sete di parole. Mi piace parlare con te, perdermi in labirintici pensieri e lasciare che il tuo silenzio fatto d'ascolti riempia i vuoti del mio cuore. Sguardi, frasi che scorrono veloci, parole interrotte, baci. Pause, miscroscelte lessicali istintive, melodia, tono, odore. La mia ragione si lascia andare, briglia sciolte davanti alla tua semplice naturalezza. Tu sei praticità, non ti poni stupide questioni, non fai più infantili e curiose domande. Mi piace averti vicino. Parola e presenza.
Te ti sei soffermato da troppo tempo sull'aspetto osceno della vita e con me speri di riaprirti all'età dell'oro. Ti riecheggiano nelle orecchie i miei sorrisi, i miei occhi impazziti di vita. Sono forse irreali? Ricordi sbiaditi e proiezioni automatizzate dalla comunicazione tecnologica. Ci siamo impegnati a sopravvivere a lungo ai nostri personali dolori. Sentimenti calpestati. Stessi film vissuti, stessi finali. Di nuovo siamo in gioco, ma a questo giro, siamo spauriti. Ci siamo solo io e te su questo set. Quale sarà il finale? Riusciremo a farcela? Riusciremo a staccarci di dosso gli spettri del passato? Riusciremo a vivere di beata giovinezza? Riusciremo a spogliarci da questa pesantezza, di un vivere che noi non abbiamo mai vissuto assieme? Riusciremo a fare tutto questo senza disperderne il valore?
Io vorrei solo abbracciarti e farti dimenticare in fretta tutte quelle sofferenze, ripulirti da tutta quella polvere, succhiare via il veleno dal tuo sangue. E anche il tuo dolore, io lo vorrei bere, e poi gettarlo lontano.
Quando si è davvero pronti a rivivere nuovi rapporti? Forse tutto è determinato dalla velocità con cui risaniamo vecchie ferite, in cui elaboriamo il dolore. Traumi che lasceranno sempre impronte laceranti e che ci porteranno ad aprirci con meno semplicità e più pregiudizi. Paure, che si fanno insommortabili.


Salgo sul treno... Non riesco a fermare i miei movimenti, le gambe mi tremano.. I viaggiatori vicini mi fissano. Guardo fuori dal finestrino, il cuore mi rimbalza nelle orecchie, poi lo sguardo si sposta impaziente sul monitor del mio cellulare. Sono passati dieci minuti da quando ti ho scritto, ma te non rispondi. Mi ripeto: "cosa vuoi che siano pochi minuti? Smettila di agitarti"...Ma non riesco. Nuova pazzia, nuova partenza, nuovo tutto. Lui sarà così nuovo? No, lui mi conosce da una vita.. o forse no? Lui, lui, lui è esattamente ciò che la mia mente ha sempre disegnato e ne conservo ancora le matite in un buio cassetto. Aspettattive, strazianti illusioni. Pesantezza nel definire i contorni di queste migliaia di sfumature del mio essere, tra passato, presente e futuro, tra i tanti confusi sentimenti.
Il cellulare fa il suo "bip"..Tu mi dici che sei già alla stazione, ma che vorresti scappare.
Agonizzo, giuro. Mi logoro. Mi ribolle il sangue nelle vene. Sucidio. Lancio nel vuoto. Il treno ha finito la sua corsa.
Arrivata.. Eccomi..Si aprono le porte... Eccomi... Vorrei correre ma i piedi sono pietrificati. Poi scendo.. Ti vedo. Ti avvicini a me. Il cuore è ancora nelle mie orecchie, ne sento i rintocchi; poi esso scivola su una pista piena di curve e sento che raggiunge la gola. Mi sto strozzando. Mi dico: " fai finta di niente". Le mani tremano e, mentre alzo gli occhi, riconosco la tua sagoma ormai a pochi metri da me. Vorrei scappare via...Eccoti, bello nella tua maestosità.  Vorrei nascondermi dietro una colonna, ma mi vedi. Mi corri incontro. Io mi avvicino verso di te e, a pochi centrimetri, ci fermiamo. Occhi nuovi, occhi di allora. Ritorno. Nuova, unica scoperta. Sorpresa. Esaltazione. Paura, tanta. Ci guardiamo incantati. Ho la bocca impastata e la voce è troppo fioca. Impossibile abbattere la mia afonia. Silenzi. La tua tachicardia ti rende altrettanto impacciato. Solo un desiderio: l'abbraccio. E il mio corpicino resta rannicchiato nelle tue immense braccia. Un ritorno di bimba mentre te mi sorridevi con la tua dolcezza. Solo un sogno che si realizza.

Parole che non si riescono ad esuarire. Silenzi immersi nella natura delle montagne, di un abbraccio. Sguardi contemplanti e mani sudate.

Due calici di vino, io maldestra rovescio un tavolino di vetro. Te e la tua musica. Io spettatrice. Unica protagonista: la tua chitarra.


Ti stringo forte sul sellino in piena velocità e i capelli mi si scompigliano nel vento. Mi lascio cullare dalla tua protezione. L'andamento lento della moto che divora la strada. Andamento armonico, silenzioso. Così sono i miei pensieri. Avvolta da un'aurea di emozioni, da una forte energia, da paesaggi incredibili.
Ci fermiamo. E' bello guardare il panorama da questo scorcio di autostrada. Panorama lacustre. Ti strappo un bacio. Fa troppo caldo.
Arriviamo fino in cima alla montagna. Scorgiamo un monastero. La stanchezza ci fa fermare. Siamo appoggiati ad un cancello. Confessioni troppo intime per essere svelate. Solo i fantasmi dei nostri avi ne sono testimoni. Storie di spiriti e presagi, di ancestrali tradizioni. E poi riemergono le origini, le nostre, uniche e rare.
Visitiamo le antiche mura del monastero e una vista panoramica sulla valle. Riuscirò mai ad avere un controllo delle mie emozioni nello stesso modo in cui il mio occhio riesce a fotografare tale paradiso con questo grand'angolo?
Alla fine del percorso guidato, un libro. La pagina delle firme e dei pensieri da condividere come ricordo. Solo l'inzio. Solo un pezzo di noi, un pezzo di musica, un pezzo di poesia, un pezzo di valli, un pezzo di sogni. Solo l'inizio di un lungo ritrovarsi, per poi continuare a sonnecchiare la domenica mattina insieme e prima di cominciare a riempire le caselle vuote del presente.

Tremo. Troppo. Ancora.


Anna Valente




http://www.youtube.com/watch?v=LsTQM4t76r8

venerdì 1 maggio 2009

MANDARINI SALENTINI



Riconosco questo profumo pungente
e mi riporta alla mente
grappoli di mandarini in ceste
di vimini e terra
rossa, terra di ulivi e di vini.

In attesa la gerla
scovai silente al passeggiare
la scoscesa via dei campi
rugosi della vecchia masseria
che, appesa tra la Luna e i fasti
ombreggiava sui miei passi
la sua resa - la sera -.
Solo il secolare legno,
con sorpresa dei miei occhi,
era con quelli rotti e spenti di lei
in contesa per gli ultimi sguardi
rei di curiosità, di un umana
ed accesa meraviglia
e triste pietà. Piansi; e
al ritornar sulle mie orme
voltai lungo un filare di ombre
basse al vendemmiare
tra cantilene contadine e grappoli
in ceste di vimini,
di gente - forse anime -
che al tramontar della semplicità
non s’era mai arresa.

E me ne venni via all’alba
sognante, ma
con un rametto secco tra le dita.
E con le dita aspre
adesso
sbuccio ricordi salentini
che sanno di sogni - o visioni -.

Enrico Gualdi

Video in omaggio ai Negrita e ai miei compaesani salentini http://www.youtube.com/watch?v=UPG6SknxokY

IDENTITA'


26.04.2009

QUANTE VITE VIVIAMO IN UNA STESSA VITA? QUANTE VOLTE NASCIAMO PER POI MORIRE? QUANTE IDENTITA' NUOVE CI COSTRUIAMO? A QUANTI CORPI APPARTENIAMO?

CERCANDO LE RISPOSTE CI ACCORGIAMO QUANTO SIA DIFFICILE ABITUARCI A NOI STESSI. QUANDO PRENDIAMO CONFIDENZA CON IL NOSTRO IO, DOBBIAMO RICOMINCIARE A CONOSCERCI.

MA CHI SONO? SONO IL RISULTATO DELLE DISTANZE CHE IO RIESCO PRENDERE DA ME STESSA E DAGLI ALTRI. SONO LA RIELABORAZIONE PERSONALE DELLE ASPETTATIVE ALTRUE RIFLESSE SUL MIO RAGGIO DI AZIONE. IO SONO COLEI CHE DECIDE SEMPRE, SE PUR MAI PRIVA DI CONDIZIONAMENTO.

E IL MIO PENSIERO, ANCH'ESSO E' CONDIZIONATO IN MISURA DIRETTAMENTE PROPORZIONALE DALLA MIA INTIMITA' E DALL'INFLUENZA ESTERNA. ESSO CONDUCE LE MIE AZIONI, SENZA MAI PURIFICARSI DEL TUTTO.

L'IDENTITA' SI RIFLETTE SEMPRE VERSO L'ESTERNO. NON SI RIESCE MAI AD ESSERE COMPLETAMENTE INDIVIDUALISTI. SIAMO SEMPRE CONDIZIONATI DAI TRASCORSI, DAGLI EVENTI, DALLE PROIEZIONI NEGLI ALTRI, DALLE VOLONTA', DALLE ATTESE CHE RIVERSIAMO VERSO NOI STESSI E DALLE PROFONDE MOTIVAZIONI CHE LE ACCOMPAGNANO.

L 'INDIVIDUALITA' NON E' MAI DEL TUTTO SPOGLIA DALL'ESTERIORITA'.

Anna Valente

http://www.youtube.com/watch?v=KzlhqqQVf_0



Anna Valente

DUE DI DUE



NON MI ERA MAI CAPITATO DI SENTIRMI RISUCCHIATO TANTO NEL RESPIRO DI UNA PERSONA, NEL SUO CALORE INTERIORE.
NON AVEVO MAI AVUTO UNA FANTASIA NOTTURNA O UN'INFATUAZIONE DI MARE O UN RAPIDO DESIDERIO CHE ARRIVASSE A SCIOGLIERE COSI' I CONFINI TRA LE SENSAZIONI, FONDERLE IN UNICO STATO OSCILLANTE.

ANDREA DE CARLO

http://www.youtube.com/watch?v=Fl-V-qYV7tw

RAPPORTI COME NUVOLE


01/04/2009

QUANTI GIRI LUNGHI CHE FA LA NOSTRA MENTE, STUDI STRATEGICI, PERCOSI PIANIFICATI, PER POI SCOPRIRE CHE LA REALTA' E' BEN ALTRO, E' SPIAZZANTE, TALVOLTA DELUDENTE.
SI CERCA DI AVVICINARE QUALCUNO QUANDO AL SUA VOLONTA' E' GIA' QUALCOS'ALTRO, QUANDO RISPONDE A NUOVE ESIGENZE, A NUOVE ESPERIENZE. QUANTE VOLTE LE VOLONTA' FANNO DEI GIRI IMMENSI E POI SI INCONTRANO? QUANTE VOLTE C'ERANO TUTTI I PRESUPPOSTI E POI SVANISONO? AMORI, AMICIZIE, SITUAZIONI, CHE PRENDONO STRADE DIVERSE.
PERDITA DI VOLONTA', VOLONTA' CHE NON SONO MAI NATE, VOLONTA' CHE NON SI SONO MAI INCONTRATE.
PERSONE CHE SI SCELGONO, CHE SI ARRICCHISCONO, SI COMPLETANO E POI NON SI BASTANO PIU'. SI FINISCE DI SCEGLIERSI, CI SI ALLONTANA.
I RAPPORTI SONO COME NUVOLE: SI SEPARONO E SI UNISCONO, A VOLTE SI IMPRIGIONANO, ALTRE VOLTE NON SI BASTANO.
LE SCELTE, LE VOLONTA' NON SI POSSONO PREVEDERE, NON LE SI PUO' CONDIZIONARE.
E' QUESTIONE DI ISTINTI, E' QUESTIONE DI BISOGNI, E' QUESTIONE DI CURIOSITA'. E' SEMPLICEMENTE UN CONTINUO OSCILLARE, UNA CONTINUA RICERCA DELLA FELICITA'. QUESTA E' LA NOSTRA CONDANNA: IL MALINCONICO SENSO DI INSODDISFAZIONE CHE CI SPINGE VERSO IL CAMBIAMENTO. ED E' IL NOSTRO COSTANTE OSCILLARE TRA LA GIOIA E IL DOLORE CHE CONTRADDISTINGUE IL PERCORSO: CI AVVICINIAMO ALLA FELICTA' E CE NE ALLONTANIAMO INESORABILMENTE. CAMBIAMO SCELTE, BISOGNI, PERSONE. UNA VITA APPESA AD EQUILIBRI PRECARI.

ANNA VALENTE


http://www.youtube.com/watch?v=C1ANVF_OiRQ

IL SOLE


MENTRE PER L'UOMO COMUNE
IL PATRIMONIO CONOSCITIVO E' LA LANTERNA CHE ILLUMINA LA STRADA,
PER L'UOMO GENIALE E' IL SOLE CHE RIVELA IL MONDO.

SCHOPENHAUER

http://www.youtube.com/watch?v=ovmVyTFPcmc

GIRASOLE



O GIRASOLE NON GIRARMI LE SPALLE..INSEGUI LA LUCE...SEMPRE...


PORTAMI TU LA PIANTA
CHE CONDUCE DOVE SORGONO BIONDE TRASPARENZE E VAPORA LA VITA
QUALE ESSENZA;
PORTAMI IL GIRASOLE IMPAZZITO DI LUCE

MONTALE

http://www.youtube.com/watch?v=VsMAFYevnsg

domenica 26 aprile 2009

EGLI TARDA A VENIRE E IL CUORE E' SPENTO


Egli tarda a venire e il cuore è spento
come un bracere su cui cade l'acqua.
La sua distanza mi fa forsennata
e mi cadono in cuore
i suoi begli occhi come due pietre rosse
dai colori di sangue.
E' questo il mio mutare d'amore.

Alda Merini

http://www.youtube.com/watch?v=0nPHas-zy20

I VENTI...

Anche i cieli girano continuamente in tondo, la luna cresce e i pianeti mantengono un moto costante, l'aria è agitata dai venti e le maree montano e poi rifliscono: senza dubbio per conservarsi e insegnraci che dovremmo sempre essere in movimento.

Contro la malattia della malinconia non c'è nulla di meglio cha cambiar aria, vagabondare qua e là, come quei tartari zalmoensi che vivono in orde e colgono le opportunità che loro offrono i tempi, luoghi e le stagioni.


Robert Burt.

http://www.youtube.com/watch?v=4iflub5U89g

http://www.youtube.com/watch?v=s6D_UfSKzcM

SI DICE


Si dice che Amore nascesse libero e che poi venisse impigliato nei veli di una cetra, anzi nelle sue corde.
Ma poiché Amore era tenero e soprattutto era fanciullo
le corde gli procurarono ampie ferite.
Così il tuo fallo meraviglioso
mi ha dato una cicatrice nell'anima che mi ferirà a morte.

A. Merini

http://www.youtube.com/watch?v=rH9ysilcDjA

CLOCHARD


31-03-2007

Ero a conoscenza della tua menzogna. Mentivi con te stesso e con chi ti amava. Una menzogna che ti sei fatto crescere dentro e che ha preso le sembianze di un male invalidante. Io sapevo la verità ma te non volevi rivelarmi il suo volto. Hai voluto allontanarmi da ciò che già sapevo. Mi hai mentito, proprio te che mi parlavi di un altro tipo di finale. Mi hai giurato un amore he era già esaurito, una passione che si era già spenta, hai giurato di offrirmi un corpo che ormai era malato.
Hai lasciato che le mie paure si concretizzassero, che il mio dolore esplodesse. Mi hai lasciata sola su questo marciapiede. Sono qui accovacciata con dei cenci addosso, maleodorante e sofferente. Qualcuno mi ha preso a calci e non riesco ad alzarmi.

Anna Valente

http://www.youtube.com/watch?v=bhaO1jO_qzk&feature=fvsr

SPIRALE


Un giorno un fabbro mi ha regalato una spirale di ferro battuto. L'ho appesa in camera. La guardavo e non capivo perché mi piacesse. Una vecchia hippy americana mi disse di guardarla attentamente perché prima o poi ne avrei scoperto il significato. Continuavo a fissare quella spirale appesa di fronte alla finestra. Ne vidi il significato in controluce e lo vidi al buio. Lo vidi e ringraziai in silenzio quell'uomo per quel regalo.

"Ad ogni spirale,

Ad ogni inizio che troverà una fine, ad ogni fine che avrà un nuovo inizio.

Ad ogni gioia che accoglierà il dolore e ad ogni dolore che troverà la gioia.

Ad ogni perdita che scoprirà un ritrovamento e ad ogni scoperta che diventerà
perdita.

Ad ogni vita che si spegnerà in morte e ad ogni morte che troverà nuova vita".

Ah, vita insidiosa,
incantevole vivere,
solletichi la mia curiosità e mi parli di proiezioni, di sogni e luoghi vissuti.
Emozioni impazzite, perdute,
libri che si sfogliano ansiosi.
Respiri, pelle, labbra e brezza che mi spazzano via.
Sono solo passione.
Ah ingannevole spirale,
incantevole vivere,
scorri come fiume in piena,
ti osservo come spettatrice seduta su questa riva,
e mi fai udire l'eco di questa straziante sofferenza.
Sono così permeabile.

Anna Valente


ESISTE IL MOVINENTO IN LINEA RETTA?

PER COMPRENDERE IL SIGNIFICATO DELLA NOSTRA ESISTENZA, OCCORRE TORNA AL PUNTO DI PARTENZA.
OCCORRE FINIRE DOVE SI COMINCIA; E DATO CHE COMINCIATE DA DIO, DOVETE TORNARE A DIO.

SVAMI VIVEKANANDA

http://www.youtube.com/watch?v=y_zhZeRNfSg&feature=fvw

venerdì 24 aprile 2009

AFORISMI E MAGIE





IN ONORE ALLA GRANDE MAESTRA, ALDA MERINI

"La superficialità mi inquieta ma il profondo mi uccide".

"Più mi lascio sola e più splendo".

"Il grado di libertà di un uomo si misura dall'intensità dei suoi sogni".

"Dio teme una cosa sola: l'ignoranza degli angeli".

" Si può essere qualcuno semplicemente pensando".

"La mente è il peso aspecifico del corpo".

"Il calore della mente è superiore a quello dell'eros".

"I quadri sono come le donne: non vogliono essere capiti".

"E' un filosofo puro il poeta, che va sulle montagne a cogliere l'ultima stella".

" Se i ricchi hanno il pelo sullo stomaco io sono un buon rasoio".

"Il buio è la mia intimità".

"La preparzione alla morte dura una vita intera".

"Nietzche morì di dubbio".

"Le sgualdrine non uccidono mai le proprie vittime".

"Mi sveglio sempre in forma e mi deformo attraverso gli altri".

"Mi sono sempre uccisa da sola".

"Sono più furba di Re Erode perchè salvo i bambini".

"Il sospiro è la chiusura della parola".

"Se il poeta capisse ciò che scrive sarebbe un perdigiorno".

"Il cielo è la dimensione schiusa del nostro destino".

"Il principio attivo di ogni creatura umana è la sua solitudine".

"Gesù è il più grande favolista di tutti i tempi".

"Il male non ha vegetazione".

"Chi mi guarda rimarrà eternamente confuso".

"In ogni conchiglia c'è il buio del mare".

"Il poeta non rigetta mai le proprie ombre".

"Il prodigio della morte è l'arte di saper attendere in eterno".

"La donna è qualcosa di misterioso che sta tra il canto e la metafora".

"Anche la follia merita i suoi applausi".

"Attualmente non mi conosco".

"Si impara a vivere quando si impara a morire".

"Io sono più grande di ogni tradimento".

"Chi tace spaventa".

"Io amo ciò che non si dice".

"Tutte le ombre hanno le loro vertigini".

"Il sogno canta su una corda sola".

"Non sono una donna addomesticabile".


Alda Merini


http://www.youtube.com/watch?v=ZndZqVSzSIs

Il madrigale appassionato di García Lorca


"Che la mia carne fosse la tua carne"...

Ecco l' amore che non si accontenta di possedere la mente, il corpo e le attenzioni dell'essere amato, ma pretende di impregnarne l'essenza con la propria, in una fusione di carne, sangue e di pensieri.



Vorrei restare nelle tue labbra
Per estinguermi nella neve
Dei tuoi denti.

Vorrei restare nel tuo petto
Per dissolvermi in sangue.

Vorrei fra i tuoi capelli
D'oro per sempre sognare,

Che il cuore si facesse
Tomba del mio che soffre,

Che la mia carne fosse la tua carne,
Che la mia fronte fosse la tua fronte.

Vorrei che l'intera anima mia
Entrasse nel tuo corpo minuto,

Ed essere io il tuo pensiero,
Ed essere io la tua veste bianca,

Perchè tu t'innamori di me
Con passione così ardente
Da consumarti mentre mi cerchi
Senza ormai più potermi trovare.

Perchè tu te ne vada gridando
Il mio nome verso i tramonti,
Domandando di me all'acqua,
Bevendo triste le amarezze
Disseminate lungo il sentiero
Dal mio cuore nell'amarti.

E intanto io penetrerò
Nel tuo dolce e fragile corpo,
Divenendo, oh donna, te stessa,
E restando per sempre in te,
Mentre tu invano mi cercherai
Da Oriente fino a Occidente,
Finchè in ultimo, ci arderà
La grigia fiamma della morte.

Federico García Lorca


http://www.youtube.com/watch?v=-ebtjgK8NNU&feature=channel

ACCAREZZO LA LUNA DEI TUOI SOGNI


Accarezzo
la luna dei tuoi sogni
le stelle dei tuoi respiri
e vivo questo grande amore

Ho navigato nei tuoi sorrisi
ho viaggiato lungo il tuo corpo
e ho trovato in te
il mio porto di amore

Sei la stella del mio dolce mattino
sei l'onda dei miei desideri
il fuoco delle mie passioni
l'oceano d'amore
di questo mio cuore vuoto.


Alvaro Santo


http://www.youtube.com/watch?v=HL8k14tXNzM&feature=PlayList&p=63FD8AD120422DA9&playnext=1&playnext_from=PL&index=33

giovedì 23 aprile 2009

JAZZ



24-07-2008

"jazz come flauto nella nebbia che rischiara i miei pensieri".

L'AMORE É JAZZ: IMPROVVISAZIONE, POLIRITMIA, PROGRESSIONE ARMONICA.

Anna Valente

Jazz è lasciare che la luce brilli, lasciarla essere, lasciarla esistere. (Keith Jarrett).

- Quando non sai cos'è allora è jazz!
- Lui suonava la tastiera come una piccola cascata di perle su un pavimento di marmo..Le sue mani erano come farfalle..Era il più grande solleticatore d'avorio dei sette mari. (Novecento)


http://www.youtube.com/watch?v=abJrGmqz4rw
http://www.youtube.com/watch?v=wO9si26qB0s
http://.youtube.com/watch?v=Rpcnwbfiz7E

A TE FRATELLO: PUGLIA, IL MIO VIAGGIO BREVE






Un lungo viaggio. Piedi scalzi, capelli scompigliati, briciole di pane sui sedili, Autogrill e toilette che puzzano di urina e detersivo. Vedo le monetine rimbalzare su un piattino fuori dai bagni, e le porte a vetri chiudersi dietro di me. E’ di nuovo Autogrill, è di nuovo mettermi in movimento, questa volta verso le mie origini, verso una nuova perdita.
Apro il finestrino e urlo: “ Papà questo è profumo di Puglia”. I miei genitori in macchina ridono increduli che io possa apprezzare quell’odore. Ma per me è inconfondibile. È un gradevolissimo profumo di rosmarino e di timo e di mare e di asfalto caldo.
Siamo giunti: case bianche, strade rotte, terre rosse, aride e incantevoli ulivi che sfilano l’uno a fianco all’altro.
Finalmente mi appare la scaletta dorata di mia nonna. E sono file di persone appoggiate ai gradini, al corrimano, al muro di casa, sulla strada. Entro e tutto è scuro. Volti tristi, file di sedie, vestiti neri. Papà ha pianto. E’ stata la prima volta che ho visto piangere papà. La nonna era lì che dormiva e quasi sorrideva. Sembrava quasi beffeggiarsi rinchiusa nella sua ilarità. Lei, con la sua forza stravolgente, sapeva gustarsi la vita. Lei, era piccola, soda, scura e forte. Mi somigliava, aveva i miei stessi occhi allungati. Pregava a voce alta e sapeva comunicare con gli angeli. A volte mi chiedevo se mai vedesse qualcosa che io non riuscissi a vedere. E io ho scritto il suo nome in un morbido Addio: ho preso un legnetto e l’ho inciso sulla malta non ancora indurita, su quella che sarà la sua nuova casa in quel loculo temporaneo del suo tempio.
Canzonette, liriche e ipocrisia nei volti di chi va ai funerali per giudicare, per curiosare nelle case. Voci sussurrano: “ ci eti quera bedda vagnona?” “ Eti la figlia dellu’Ntoni ca stai a Milanu. E sini, eti davveru una bedda vagnona. Ma tutti toi li fili dellu ‘Ntoni sontu beddi”(*).
Ipocrisia nei familiari che si uniscono attorno ad un comune cordoglio nonostante non conoscano nemmeno dove stiano di casa. Processioni di donne e uomini aderenti alle confraternite che reggono una croce, una tomba, hanno una lettera scarlatta appesa al collo, nella speranza di scontare i propri peccati. Redenzioni, tradizioni popolari. Un angolo d’Italia che non conosce modernità.
Ti muovi tra le strade avvolte dall’assolutezza del silenzio, in questo pomeriggio splendente di maggio, tra le crepe dei muri, tra olivi e cardi che ricoprono antichi ruderi. In questa terra gloriosa in cui dimorò Ercole, là dove splendeva la Messapia barbaramente assediata dai saraceni, squassata nelle viscere dai normanni e, invasa dagli arabi, è ancora medioevo. Una terra antica sopravvissuta alla sua storia. Degli antenati, qui sono rimaste sbiadite lapidi, desolate rocche. Ma sopra le macerie, i resti della case morte, ora si innalzano le mura delle nuove casette bianche che si sono trionfalmente fatte largo tra la quiete enigmatica del passato. E i suoi abitanti sembrano avere solo una visione parziale del mondo, perché ciò che conta è racchiuso in questi cumuli di pietre.
Esiste Erchie con la semplicità delle persone e la sicurezza delle piccole cose. Qui è bello esistere perché si è sicuri di ricevere visite al proprio funerale. Qui è facile scoprire l’amore. La gente si sceglie se si piace fisicamente, se la famiglia è raccomandabile. Qui le donne sono bellissime, con dieci euro l’estetista ti rimette a nuovo. Le case non badano a metrature, le matriarche non badano a spese per invitarti ai loro tavoli e dagli orti delle case la luce mattutina si riverbera tra le vetrate delle verande urlandoti Buongiorno, senza preavviso. I gatti saltano sui tetti quadrati ed uscendo da una casa entrano nell’altra. Qui i mercati si estendono in largo per tutto il paese e sono meglio della Rinascente. Qui è inutile difendere un albero o una covata di sporchi piccioni come in Lombardia. Qui è normale trovarsi sospesi tra i respiri del mare e delle anime racchiuse nelle foglie degli olivi. Qui il mondo si ferma e ciò che importa è la passione politica, forse quella autentica, con cui si urla nella piazze in tempo di elezioni. Qui le scelte e i risultati trovano spiegazioni facili, è Dio che vuole ciò, che si frappone tra il noi. Giustificazioni che rimettono nelle mani divine le proprie scelte.
Ma perché scervellarsi? Perché pensare così tanto come io sola so fare? Perché, non regredire e avere una visione parziale, dove tutto il mondo è questo incantevole paese uscito dalla cinematografia di Rubini?
Prendo la mia bicicletta e corro sulla spiaggia, tra le dune e la salina. Uno spettacolo meraviglioso: le specie rare di uccelli e la torre messapica in lontananza. Risalgo la duna e lo vedo… Il cuore mi salta in gola. Eccolo, nella sua maestosità, agitato e azzurro: il mare. Non esito, lascio cadere la mia bicicletta arrugginita e “puccio” i miei piedi, senza curarmi di togliermi le scarpe. Corro e salto. Il mare, il silenzio e io sola sulla spiaggia. Di nuovo quel profumo struggente di misto bruciato e timo, di fiori dello Ionio che si incanala tra le mie radici. Questo odore aspro e dolce di erba sembra il fiato di una vorace voglia di vivere del creato. Gli uomini passano, ma l’edera tra le pietre, il vento tra le onde, i gelsomini rigogliosi continuano per sempre. E quanto vorrei che te, ovunque tu sia, là dove ancora non ti ho trovato, possa condividere con me tutto questo. Ritorno indietro con la testa alla scorsa estate e al mio passato, a quelle stesse emozioni già vissute, che ho fatte scoprire. E ora nella mia solitudine, fisso l’orizzonte al tramonto e so che devo proseguire. Riprendo la mia bicicletta e ripercorro le strade polverose di sempre. La pioggia sottile rinfresca la mia pelle accaldata ancora da tutte quelle emozioni, dai ricordi, da quei pensieri che si susseguono, dal sudore di quel lungo pedalare, dalle notti insonni, dall’odore acre del lutto e dal profumo della vita.
Strade rotte, rovi e macchia selvatica. Questa è la mia Puglia piena di contraddizioni, gelosa della sua arcaicità, dell’insidia turistica. E forse tutto è un po’ bello così, nel suo essere selvatico, nel suo essere semplice.
Riprendo l’autostrada verso Milano. Anna, una costellazione di valori contrastanti, Anna che racchiude la parzialità nella totalità, si dirige verso casa, forse con malinconia, forse con senso critico. Ma sulla strada, all’uscita da Massafra riconosciamo la pescheria di sempre. Ultima tappa dovuta. Ah che paradiso! A presto Puglia.

Anna Valente

(*)Chi è quella bella ragazza? E’ la figlia di Antonio che vive a Milano. E si,è davvero una bella ragazza. Ma tutti e
due i figli di Antonio sono belli.


http://www.youtube.com/watch?v=0jryWN38HfQ

L'INGANNO DELLA MENZOGNA



22- 07-2008

Ciò che lascia inerme e inetto l'individuo svuotandolo di speranza e passioni è l'avidità causata dalla mancanza di amore.

Amore è potere. E' vita. E' sangue che scorre e che colora di luce i nostri corpi impalliditi.

Amore è liberazione dello spirito attraverso l'espressione del corpo.

La sessualità è liberazione. Ma se la liberazione del corpo non avviene sotto l'impulso dello spirito e della mente, essa è la menzogna che noi raccontiamo a noi stessi pur di vivere un infinitesimo attimo di gioia.

http://www.youtube.com/watch?v=HHEw_oPgT80&feature=fvw


Anna Valente

LE DUE PARTI DI ME


Sabato, 31 Marzo 2007

Quale senso di indifferenza che mi pervade. Vuoto, sentimenti congelati, rimandati indietro. Credo che quando la sofferenza tocchi la nota più dolente dell’anima a quel punto non resta che assorbirla e incassare il colpo come se nulla fosse successo. Accettazione come medicina, come purificazione, ritrovamento del sé, auto-conservazione. E con questo misto di rassegnazioni e consapevolezze mi dirigo verso la casa della mia analista. Stranamente non sto correndo, la calma mi fa tenere le mani ferme sul volante, mi fa assaporare le note melodiche di Lifegate. Non accelero, non rallento, la velocità è regolata dal mio piede che sprofonda con la giusta forza sul pedale. Alzo gli occhi al cielo e provo una strana sensazione. Il cielo è spezzato a metà. La parte a sinistra è grigia, uggiosa, malinconica e i palazzi in ombra, fatiscenti. L’altra parte, alla mia destra, è luminosa. Hai presente quella luce sottile che passa attraverso alle nuvole, capace di dare la sensazione che tutto ciò che ne è toccato sia dorato? Si riverbera sui palazzi in stile Liberty e ne conferisce un fascino irresistibile.
E’ in quell’istante che mi accorgo di essere ancora emozionabile, di non lasciarmi sfuggire i dettagli, quelle sensazioni che amplificano ogni istante della propria vita. Il cielo è tagliato a metà come me. Metà in luce e in metà in ombra. Il mio angolo visuale ha percezione sia della parte scura che di quella chiara, quasi si mescolano. Ma quella luce fioca è così penetrante da farmi star bene, accarezza la mia dolce sensibilità. Placa l’inettitudine e cancella via i pensieri. Mi libera. Forse l’avere raggiunto la massima profondità ti fa raggiungere la vera leggerezza.
Un pensiero, un istante, un viale. Le mani continuano a restare immobili sul volante e mi lascio attraversare da questa magia. Sospiro e ho già svoltato l’angolo.

http://www.youtube.com/watch?v=HYxmS4UNrWY

Il MIO BLOG: Racconti brevi e pensieri sparsi


C’era una volta un foglio bianco che desiderava essere riempito di pennellate di vita.  Racchiudeva